...dalla locomotiva a vapore aL TGV

Dalla locomotiva a vapore al TGV non è solo il percorso fatto dalla tecnica e dal progresso, ma sottolinea la mia esperienza di lavoro che mi ha visto alla guida di circa 50 tipi diversi di mezzi di trazione, fra locomotive elettriche, elettromotrici ed elettrotreni.
Il mio sito è un'antologia illustrata che intreccia la mia storia professionale ad alcuni cenni di storia personale. A papà dedico questo lavoro, oltre che agli appassionati, ai nostalgici e ai colleghi ancora in servizio. Essendo un sito molto vasto, vi suggerisco di consultarne la mappa, per visionare gli argomenti trattati.

Per una migliore comprensione del contenuto, inoltre, suggerisco di iniziare la navigazione dai ricordi.

I mezzi di trazione presentati nel sito sono suddivisi in cinque categorie: locomotive a vapore, locomotive elettriche, elettromotrici, elettrotreni, TGV. Per ogni categoria i mezzi compariranno in ordine cronologico in base al loro anno di entrata in esercizio e la gran parte sono quelli che ho guidato nella mia carriera, ad esclusione di alcuni prototipi che meritano di essere citati in quanto precursori.

Trovo corretto fare una precisazione riguardo il materiale contenuto in questo sito. I testi sono frutto della mia esperienza e di una rielaborazione di contenuti tratti da varie fonti: testi in dotazione al personale di macchina, enciclopedie e libri personali, siti web.
Per quanto riguarda le immagini si precisa:
- quelle marchiate con il mio nome sono state tratte dal mio album personale;
- quelle marchiate con il nome del sito sono state tratte dai testi della mia biblioteca;
- le foto non marchiate sono frutto di una ricerca nella rete. Se qualcuno ne riconoscesse la proprietà e non ne condividesse l'utilizzo è pregato di comunicarmelo.

PREFAZIONE AL SITO DI BARTOLOMEO FIORILLA
        
            Confesso di aver nutrito qualche perplessità nell’assecondare la richiesta di Bartolomeo Fiorilla a scrivere una prefazione al suo lavoro. I miei brevissimi trascorsi professionali in Ferrovia, per di più nel settore amministrativo, nonché la mia estrazione familiare da ferrovieri di ogni sorta non  mi avrebbero consentito di esprimere un qualificato – dunque valido – giudizio sulla pubblicazione che mi chiedeva di attenzionare.


Mio cugino G. Migliore, in servizio presso la stazione di Butera (anni 60).

Mi sbagliavo, perché questo lavoro che ora mi accingo a prefazionare riesce a stimolare tante di quelle sensazioni e di profondi sentimenti che chiunque, pur ottenebrato da più o meno validi e giustificabili pregiudizi sul tema trattato, sarebbe comunque in grado di fornire volentieri un personale, tanto spontaneo quanto incontrovertibile giudizio.
L’Autore, di cui non potrà sfuggire la ineccepibile competenza professionale, insita nel tema trattato, ha saputo compendiare perfettamente le sue conoscenze. Intanto con quei dati tecnici necessari a una buona comprensione anche per gli sprovveduti in materia; poi con notazioni storiche di ampia valenza informativa; buon ultimo, con riferimenti di carattere personale-familiare, tali da ispirare note sentimentali di autentico romanticismo.
Vi traspare in primo piano, con percezione macroscopica, quell’elemento essenziale della nostra esistenza presente nel genere umano fin dalle sue origini: il rapporto uomo-lavoro, nella misura in cui Bartolomeo Fiorilla dimostra, con autentica naturalezza, quale possa essere stato il suo senso del dovere, in una professione di grande valenza sociale qual è quella di un ferroviere del settore operativo, che implica così elevate responsabilità nel farsi carico della incolumità di centinaia di persone, da non ammettere alcuna superficialità e approssimazione nello svolgimento delle proprie mansioni. Una dote che certamente non a tutti appartiene.
La complessa e meticolosa ricerca sul piano storico da lui effettuata consente inoltre di acquisire un vero e proprio patrimonio di conoscenze di portata enciclopedica, conoscenze ai più non note, che non può non suscitare totale appagamento nella tonificazione culturale. Che dire dell’inserto sul tristemente noto “Binario 21” della stazione di Milano Centrale? Il sito forse più importante del territorio nazionale destinato alla partenza senza ritorno dei deportati nel campo di sterminio di Aushwitz-Birkenau. Non poteva sfuggire alla sensibilità dell’Autore tale notazione.
Infine i riferimenti sul piano personale-familiare. Potremmo dire, con una banale metafora, che Bartolomeo è proprio nato “tra i binari”. Ha respirato il fumo della locomotiva a vapore, si è abituato a prender sonno o a svegliarsi col fischio del treno, ha imparato a distinguere il treno dal suo sferragliare sui binari. Una nota profondamente romantica, condita da antiche foto ingiallite dal tempo – ma per questo più pregnanti - che non poteva mancare nella sua esposizione, se è vero come vero è che il nostro Autore è persona di elevato lignaggio morale.
Grazie Bart! – mi sia consentito l’affettuoso nomignolo – per averci consegnato il tuo encomiabile ed eccezionale lavoro.
Dott. Angelo Migliore, 18-07-2015