papà e il suo lavoro

Mio papà Antonino, nato del 1908, da giovane è stato un marinaio (Marò). Questo però l'ho appreso solo dai suoi racconti che per noi bambini erano romanzi d'avventura. Era imbarcato sulla nave Quarnaro.


La nave Quarnaro, 1928.

I miei ricordi lo vedono con la divisa da ferroviere, che usciva dal casello a piedi o in bicicletta a seconda della tratta da raggiungere, per recarsi al lavoro.


A sinistra papà Antonino e il "macchinista in erba"; a destra locomotiva a vapore del gruppo 740 alla stazione di Scicli, paese natale di papà (foto Meli).

Papà ha prestato servizio come guardiano dei passaggi a livello; la sua qualifica era "Assuntore-ruotante”.  Negli anni 50-60, quando era in servizio, i turni erano massacranti:  mancava da casa in media oltre 12 ore.
Io che ero il più piccolo dei sei figli, avevo meno la cognizione del tempo e correvo spesso verso la finestra o sul terrazzino che era in posizione più alta, per essere il primo a vederlo arrivare. Quando tornava a casa era visibilmente stanco, ma sempre molto affettuoso e sereno e anche se la mamma raccontava le varie marachelle di noi figli, lui trovava sempre una saggia soluzione per riportare l'armonia. 
Per rendere meno pesante la lunga permanenza fuori casa la mamma preparava un piccolo contenitore (porta-mangiare) con un cibo pratico e veloce e lui non dimenticava mai una piccola radiolina a transistor rossa.  Piuttosto riservato e taciturno, coltivava la grande passione per la lettura, soprattutto della rivista "Storia Illustrata".
Spesso veniva coinvolto nel momento in cui noi figli eseguivamo i compiti scolastici per aiutarci a chiarire qualche dubbio.
Quando papà aveva un turno di giorno, nei periodi di vacanza dalla scuola, qualche volta passavo con lui la giornata lavorativa. Così ho avuto modo di osservare da vicino in cosa consisteva il suo lavoro.

Le barriere dei passaggi a livello in quel periodo venivano manovrati manualmente, sia quelli sul posto che quelli a distanza, attraverso un meccanismo a manovella prima e dopo il passaggio del treno.
Le barriere manovrate a distanza venivano azionate con comando a filo per mezzo di arganelli posti in stazione o presso case cantoniere. Il casellante, girando delle manovelle azionava un meccanismo a vite senza fine – ingranaggio. Questo, a sua volta, faceva muovere delle catene collegate a delle funi di acciaio che chiudevano o aprivano le sbarre del passaggio a livello. Il tipico suono delle sbarre in chiusura era generato da un martelletto che percuoteva ripetutamente una campanella, avvisando acusticamente chi stava transitando che le sbarre si stavano abbassando.

La segnalazione di presenziamento al passaggio del treno veniva effettuata di giorno con la bandiera rossa arrotolata nel fodero e di notte con la luce bianca di un fanale.

Seguono le foto di alcuni passaggi a livello della tratta Modica-Siracusa in cui prestò servizio papà.


Passaggio a livello situato al Km 339, vicino alla stazione di Scicli.


Passaggio a livello situato al Km 339.


Casello ferroviario a livello situato al Km 344, vicino la stazione di Sampieri.


Passaggio a livello situato al Km 354, prima di arrivare alla stazione di Pozzallo.


Casello ferroviario situato al Km 359, prima di arrivare alla stazione di Ispica.


Casello 327 vicino la Fiumara, Modica.


Casello 326, vicino al segnale di protezione della stazione di Modica.