Memoriale alla Shoah-binario 21

Il binario 21 della stazione di Milano Centrale: una rotaia sotterranea, quattro vagoni piombati e l'elevatore che li tirava su, stipati di ebrei che venivano mandati a morire ad Auschwitz.


A sinistra foto tratta da "Il Giorno" del 22-01-2011 del binario 21; a destra il montavagoni in funzione.

La dicitura "La storia interrotta" si riferisce alla mancata realizzazione del memoriale della Shoah nella stazione di Milano Centrale, successivamente inaugurato il 27-01-2013.


"Muro dei nomi", dove sono ricordati i nomi di tutte le persone deportate dal B.21.


Carri merci e bestiame.

il 27 gennaio viene commemorata la Giornata della Memoria. Un evento che coinvolge la popolazione. Il Memoriale si trova nei sotterranei della Stazione Centrale a livello stradale, sotto i binari ferroviari ordinari, da cui vi si accede da via Ferranti Aporti. Nei pressi dell'ingresso della sala reale, nel 1988 fu posta una lapide a memoria dei tragici fatti dal 1943 al 1945.


Entrata del campo di concentramento di Auschwitz (foto A. Migliore).


Ingresso al campo di Birkenau (foto A. Migliore).


Carro nel campo di Birkenau (foto A. Migliore).

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Nel libro "L'ultimo treno" i racconti di viaggio verso il lagher.
Il libro racconta l'odissea di circa 30.000 persone (prigionieri politici, ebrei, tra cui donne e bambini) che vengono trasportati, attraverso i binari di mezza Europa, in un viaggio verso l'abisso. La meta finale del loro viaggio è infatti il lagher nazista.
Attraverso le memorie di 120 sopravvissuti l'autore ricostruisce l'atmosfera di dolore, smarrimento, fame, freddo, sudiciume che i deportati si trovano ad affrontare all'interno dei carri-bestiame piombati. I sopravvissuti testimoniano, l'indifferenza di molti e i gesti di solidarietà, spesso ad opera di ferrovieri italiani. Al loro arrivo li attende un nuovo mondo, un inferno dantesco popolato da moltitudini di esseri subumani.

Contributo alla Shoah

I ferrovieri che scelsero la vita
Aprirono i vagoni in cui erano stipati gli oltre mille ebrei romani catturati in occasione della retata del 16 ottobre, offrirono loro cibo e acqua, si impegnarono per alleviarne dolori e sofferenze. Padova, 19 novembre '43: fu quello, per la quasi totalità dei prigionieri, l'ultimo atto di umanità ricevuta prima della morte ad Auschwitz Birkenau. Una pagina di generosità che vide protagonisti i ferrovieri della stazione patavina e alcune crocerossine e che è stata ricordata, negli stessi luoghi, con la scopertura di una lapide commemorativa in memoria di quel gesto. Accanto alla Comunità ebraica, al suo presidente Davide Romanin Jacur e al rabbino capo Adolfo Locci, numerosi rappresentanti istituzionali (a partire dal sindaco reggente di Padova Ivo Rossi), esponenti della società civile e l'ex ferroviere Walter Chillin, che fu tra i primi a prodigarsi per i deportati. A testimoniare la gratitudine degli ebrei romani per quell'azione generosa e disinteressata, un raggio di luce a illuminare l'oscurità della Shoah, è intervenuto - tra gli altri - anche il presidente Riccardo Pacifici.
“Manifestazioni come questa – ha affermato Jacur – servono a riportare alle coscienze fatti che sarebbe terribilmente riduttivo limitare a qualche appunto di storia locale. Se la memoria di quanti sono stati privati della vita è un dovere nei loro confronti, è un dovere anche ricordare e continuare a dar merito a coloro che hanno risposto alla propria coscienza, con atti di umanità e giustizia, quando ce n'era bisogno”.
Rav Locci parla di quell'azione come di un'autentica “santificazione della vita” in risposta a chi attuava politiche di morte e annientamento. “Il messaggio che vorremmo trasmetter3e – ha sottolineato – è che ogni singolo individuo, seppure per la sua piccola parte, può contribuire in ogni frangente al ristabilimento dell'umanità. Oggi più che mai è un messaggio che, specie per le future generazioni, va tenuto presente”.
Grande la commozione di tutti i presenti quando a prendere la parola è stato l'ex ferroviere Chillin. “Avevo 19 anni, quel giorno mi era toccato il turno 13-20 e dovevo seguire proprio la marcia del treno tedesco, considerato maledettamente importante per i nazisti. Quando le ferraglie hanno smesso di fischiare – ha ricordato, visibilmente emozionato – abbiamo sentito delle urla provenire dall’interno: c’erano donne e bambini. Non potevamo credere ai nostri occhi: pensavamo ci fossero prigionieri di guerra catturati al fronte, mai avrei pensato a bambini anche molto piccoli con le mamme. Alcuni erano pietrificati, altri piangevano, altri ancora urlavano. I più ci supplicavano di dargli un goccio d’acqua, non tanto da mangiare. Quel giorno ho visto in faccia una verità così dura da non riuscire mai più a dimenticare”.
“Cari amici della Comunità ebraica di Padova, a nome di tutto il Consiglio UCEI – afferma il presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna in un messaggio – voglio esprimervi il mio apprezzamento e la mia vicinanza per l'iniziativa che siete riusciti a portare a compimento con lo svelamento di una targa che onora, a perenne ricordo, la generosità di quei ferrovieri che per molti ebrei romani furono l'ultimo volto di umanità prima dell'orrore di Auschwitz Birkenau. In un'epoca segnata da odio e violenza quell'azione rappresenta infatti un fulgido esempio di 'santificazione della vita', come è stato ricordato nei vari interventi pronunciati ieri a Padova, che merita di essere conosciuto e trasmesso alle nuove generazioni”.